venerdì 9 dicembre 2016

Leggi gratis il primo capitolo di Amarti ancora

Leggi gratis il primo capitolo di Amarti ancora.



La barba bianca c’era, il costume e l’imbottitura pure. Vittorio, guardandosi allo specchio, riusciva a scorgere attraverso il riflesso tutto l’occorrente adagiato alle sue spalle, sul letto. Di lì a poco, si sarebbe travestito da Babbo Natale e sarebbe uscito di casa, affrontando il freddo di Milano. Era la sera della vigilia, ma per lui non c’era niente da festeggiare. 
Aveva consumato un pasto fugace e fatto un po’ di zapping alla tv, tanto per ingannare l’attesa, in quel bilocale di periferia che ancora stentava a chiamare casa. Fino a un anno e mezzo prima, la sua vita era stata completamente diversa: aveva successo, una bellissima famiglia e una casa dove tornare la sera. Peccato che ogni cosa fosse ormai svanita, soffiata via da una serie di bugie di cui non si era mai accorto. Il risultato a quel terremoto era quello di trovarsi solo davanti allo specchio. Un Babbo Natale triste e privo di sorriso. 

A quasi due anni di distanza, la sua vita da cartolina risultava sbiadita come la carta da parati a fiori della sua camera da letto. 
Guardò di nuovo allo specchio l’uomo che era diventato, magro e con gli zigomi sporgenti, le labbra tirate. Gli occhi erano di un verde spento e solo la pelle leggermente abbronzata del sole di San Diego contribuiva a farlo sembrare una persona in buona salute. Si sentiva stanco, stremato dai suoi demoni interiori. Il senso di colpa per aver abbandonato suo figlio Davide gli stava consumando l'anima e, sapendo quello che sarebbe successo nei giorni a venire, si sentiva come Davide davanti a Golia.

Si voltò verso il letto per indossare quell’ingombrante costume e, rassegnato, lo infilò con un notevole sforzo. Storse la bocca in una smorfia. Puzzava di muffa ed era talmente grande da non permettere molti movimenti. Vittorio si sentì come quegli enormi pupazzi dei luna park, morbidi all’esterno, ma inconsistenti dentro. E lui si sentiva proprio così, pronto a sbriciolarsi. Ma quella sera avrebbe serrato i denti e sarebbe andato fino in fondo. Era solo l’inizio dell’ammenda per rimediare ai propri errori. Il piano era chiedere scusa e avere delle spiegazioni, ma non avrebbe più rinunciato a suo figlio. Mai più.
Trasse un respiro profondo e aprì la porta di casa. L’aria fredda fu come uno schiaffo in faccia, appena si lasciò alle spalle la palazzina anonima in cui abitava, e la neve scricchiolava sotto ai piedi a ogni passo.
Si infilò in un vagone della metro, fermata Corvetto, linea gialla, per raggiungere il centro, e la misura della sua solitudine la trovò su quella banchina abitata solo da un senzatetto, che almeno per quella notte avrebbe trovato un po’ di riparo dal freddo.
Quando salì sul treno, Vittorio incontrò gli sguardi interrogativi degli altri passeggeri, stupiti di vedere Babbo Natale viaggiare accanto a loro. Fu un viaggio silenzioso e pieno d’ansia, comunque. Voleva raggiungere la casa e recitare la parte del vero Babbo Natale che porta i regali ai bambini, ma il contorno era tutt’altro che pacifico. Serrò la mascella e strinse i pugni al pensiero di entrare da estraneo in quella che era stata casa sua, in cui aveva vissuto con sua moglie Daniela e il loro bimbo, Davide.

Tutto era iniziato un anno e mezzo prima. Lui e Daniela, dopo dieci anni d’amore, erano arrivati a un punto di non ritorno e un’inarrestabile crisi li aveva portati a diventare quasi estranei. Vittorio aveva sempre pensato che la loro crisi fosse un problema passeggero, d’altronde il loro amore era sempre stato troppo grande per sfumare così… Poi, un pomeriggio, gli era caduto il mondo addosso. Daniela usciva da un albergo del centro di Milano con il suo migliore amico, Sergio. Era stato così che aveva scoperto che due delle persone più importanti della sua vita lo stavano tradendo, e per lui era stata una vera e propria esecuzione capitale. Aveva perso l’unica donna che avesse mai amato e un amico con cui faceva a botte sin dalle elementari. Lo sconvolse notare la spensieratezza negli occhi della moglie di fianco a un altro uomo. Fu questione di un attimo. Il giorno dopo era già sparito senza dare nessuna spiegazione, abbandonando tutto e tutti.
I primi giorni si era chiuso in un residence, a Milano, ma più rimuginava è più si era insinuato in lui il dubbio che forse tutti avrebbero giovato della sua assenza. Sua moglie si sarebbe sentita sollevata, mentre suo padre non avrebbe sentito affatto la mancanza, e la conferma era arrivata quando, qualche giorno dopo,  Sergio era stato nominato direttore finanziario della loro compagnia.
L’unico senso di colpa che Vittorio si portava dietro era per suo figlio Davide, ma forse anche lui sarebbe cresciuto meglio senza padre.
Quando se n’era andato, Davide aveva due anni e forse neanche si ricordava più di lui, ormai.
Durante il tragitto, Vittorio scandagliò col pensiero l’ultimo periodo della sua vita, che aveva passato in giro per il mondo ad espiare le proprie colpe. Aveva deciso di tornare per vedere suo figlio e, non sapendo ancora come comportarsi con lui, quella sera avrebbe approfittato dell’anonimato per un primo approccio furtivo. Solo Diego, suo fidato collaboratore nell’azienda di suo padre Sebastiano, sapeva che era tornato, ed era stato grazie a lui che si era fatto assumere come Babbo Natale.


Vittorio si era preparato a parlare il meno possibile e la magrezza dovuta alla vita sregolata, a cui si era abbandonato dopo la fuga, lo avrebbe aiutato a non farsi riconoscere. Dietro l’imponente barba bianca, aveva posizionato un piccolo microfono per modulare la propria voce. Se qualcuno lo avesse riconosciuto, non ci sarebbe stata alcuna festa e avrebbe perso l'effetto sorpresa con cui sperava di sventare il complotto ai danni di suo padre Sebastiano. Si fece coraggio e premette sul campanello dell’antico palazzo in via Brera, un palazzo che conosceva bene. La moglie era rimasta lì con il bambino e, mentre saliva le scale, Vittorio immaginò il suo ex amico muoversi a proprio agio tra quelle mura che erano state sue. Una fitta di gelosia lo trafisse mentre si avvicinava alla porta. Durante quei mesi aveva digerito il tradimento, ma non poteva sopportare che Sergio e sua moglie se la godessero come se niente fosse nella casa che aveva costruito per crescere suo figlio.
Gli aprì la porta una governante e, a bassa voce e con lo sguardo rivolto al pavimento in marmo, Vittorio entrò respirando un odore che gli apparteneva. Lo aveva riconosciuto subito, intriso com’era del profumo di quei fiori freschi che Daniela comprava tutti i giorni al chiosco sotto casa e che disponeva su un piccolo scrittoio all’ingresso. Guardandosi intorno, curioso, notò che tutto era uguale a come l’aveva lasciato. L’ingresso offriva una piena visione della camera da pranzo, dove alcuni adulti annoiati bevevano whisky, mentre dal soggiorno si udivano le risate di un bambino. La governante gli indicò il sacco di giocattoli rinchiuso all’interno di un armadio e lo invitò a seguirlo verso il soggiorno. Vittorio si limitò a fare un cenno con il capo e la seguì mantenendo lo sguardo incollato al pavimento. Sentì quasi il cuore mancare un battito quando intravide Davide che ormai si era fatto un ometto, e quando gli si avvicinò, osservò la loro somiglianza: il piccolo aveva i suoi stessi occhi verdi e l’espressione incredula che gli restituiva per avere Babbo Natale davanti a sé, era identica a quella che di sicuro aveva lui stampata in faccia. Vittorio si chinò per arrivare alla sua altezza e aprì il sacco di iuta per estrarne il contenuto. Davide non avrebbero potuto riconoscerlo, ma gli altri sì, ed è per questo che mantenne l’attenzione sui giochi. Sapeva che i suoi occhi lo avrebbero potuto tradire da un momento all’altro.
Dovette ingoiare tutte le lacrime che all’improvviso avevano una voglia matta di uscire fuori, e le mani gli tremavano come foglie al pensiero di avere suo figlio così vicino. Si limitò a deglutire e continuò con la politica del silenzio. Terminò di disfare il sacco di doni, poi alla fine accadde l’inaspettato. Davide gli si strinse al collo e per lui fu naturale sciogliersi in un abbraccio. Quel contatto lo riscaldò come nessun fuoco avrebbe potuto e il cuore si fermò di nuovo quando il piccolo gli fece la sua personale richiesta.
«Grazie, Babbo Natale, ma non è che puoi far tornare anche il mio papà, che è andato lontano?».
In quello stesso istante Vittorio provò l’istinto di urlare, dirgli che Babbo Natale aveva fatto anche quello, ma dargli spiegazioni sarebbe stato complicato e non voleva far diventare grande suo figlio proprio la notte di Natale.
«Ci proverò, piccolino» riuscì a rispondere, poi lo lasciò andare. Era arrivato il momento di congedarsi e quando intravide Daniela e Sergio entrare nel soggiorno ne ebbe conferma. Quella visione fu come un pugno nello stomaco, la gelosia gli lacerava ancora l'anima. Odiarli lo aveva aiutato ad andare avanti, ma quel fastidio che provava gli fece capire che i sentimenti per la moglie, nonostante tutto, non erano cambiati.
«Davide, saluta Babbo Natale» disse lei, il sorriso caldo sulle labbra, un sorriso che Vittorio non aveva mai dimenticato. Lui e il piccolo si abbracciarono l’ultima volta, poi, a testa bassa, Vittorio si avviò verso l’ingresso stando ben attento a non volgere mai lo sguardo alle proprie spalle.
Si era trattato di pochi secondi, e lui non era riuscito a capire se l’ormai ex moglie fosse davvero felice, oppure se, in cuor suo, sentiva la mancanza della loro vita. Vittorio avrebbe voluto guardarla, godere della sua bellezza delicata, ma si ricordò che non gli apparteneva più.
Quel piccolo momento di nostalgia scivolò via dal suo cuore per lasciare spazio alla collera. Era una traditrice e una bugiarda. Lo aveva tradito e aveva mandato tutto in frantumi. Non meritava il suo struggimento.
Vittorio si chiuse la porta alle spalle, ma lasciò che la ferita al cuore si riaprisse. In tutto quel buio, tuttavia, c’era una piccola stella pronta a guidarlo: Davide rivoleva il suo papà e lui era lì per quello.
Uscì da casa e riprese la via del ritorno. Strada facendo si liberò di quell’ingombrante costume, abbandonandolo in un cestino dei rifiuti, e continuò a camminare a lungo senza una meta apparente; aveva tante lacrime da smaltire, tutte quelle che non era riuscito a versare nell’ultimo anno e mezzo da vagabondo. Lasciarsi andare al dolore fu liberatorio e, d’un tratto, tutto il peso che sentiva sul cuore svanì. Senza comunque riuscire a smettere di piangere, riuscì finalmente a lasciarsi alle spalle il rancore e il senso di tradimento. Di lì in avanti avrebbe pensato solo al bene di suo figlio e avrebbe fatto tutto ciò che era in suo potere per esaudire il desiderio del piccolo Davide.

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